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1. 2. 3… ma il 4 non viene da sé

Valori, progetti, ottime intenzioni e pregiati riconoscimenti. Ma tirando le somme: 2 + 2, rischia di non fare 4.

Il CSI di Milano da anni chiede alle società sportive degli oratori, di scrivere il proprio progetto educativo, mettendo a disposizione un ufficio che lo accompagna. Il percorso ha quattro passaggi: gli aspetti educativi irrinunciabili, l’analisi dei bisogni del territorio, gli obiettivi con le attività per raggiungerli e, alla fine, gli indicatori per valutare il progetto.

L’ultimo progetto presentato è della società ASO Cernusco, nata dall’unione dei gruppi sportivi degli oratori della città. Pratiche sportive di calcio, pallavolo, basket e ginnastica, presso l’oratorio Paolo VI.

I primi tre passaggi si scrivono presto: crescita, rispetto, accoglienza, attenzione ai più fragili; bisogni e soluzioni con parole che nessuno contesta e che si trovano già, uguali, sui siti di mezza Italia.

Il quarto è un’altra cosa. Un indicatore è una misura, fissa un traguardo preciso, educativo. Il riscontro potrebbe essere negativo, anche con il primo posto in campionato.

Che cosa può essere un indicatore per iI traguardo educativo: i minuti giocati dalla dodicesima riserva di una squadra di minibasket nell’arco dell’anno; quanti ragazzi presenti a settembre erano ancora in palestra a marzo; quante famiglie hanno chiesto uno sconto sulle quote e a quante è stato concesso o quanti allenatori si sono ritirati nel corso della stagione.

Sono dati reperibili in ogni segreteria e in mezza giornata di lavoro li si può rendere utilmente consultabili. L’arduo compito è misurarli onestamente sul traguardo educativo.

Le società che completano il percorso del CSI di Milano ricevono una certificazione di qualità e vengono presentate all’Arcivescovo in un incontro dedicato. Che un lavoro del genere venga riconosciuto è giusto. Capita però che il riconoscimento diventi il traguardo: il documento va in bacheca accanto alle coppe e il sabato mattina resta lo stesso di prima, con i tre che scaldano la panchina da ottobre a maggio, l’allenatore che urla e il genitore che commenta la formazione appoggiato al cancello.

Una società che si è data degli indicatori, a giugno, ha in mano dei numeri che possono contraddirla. Da lì deve scegliere: cambiare qualcosa nel modo di allenare e di far giocare, oppure spostare l’asticella più in basso e dire che di più non si poteva fare. È una scelta che si prende in una riunione, di sera, con un elenco davanti.

All’ASO Cernusco il progetto è stato scritto adesso, con la stagione appena cominciata. Se ne saprà qualcosa fra nove mesi, quando toccherà rileggerlo con i dati dell’anno accanto: chi ha giocato e quanto, chi è rimasto, chi non si è più visto in palestra. Fino ad allora è un testo come tanti.

Da dove nasce la richiesta

Il servizio è curato dall’Ufficio per la Progettazione Educativa e si rivolge alle società sportive degli oratori: a partire da quest’anno pastorale ogni oratorio è invitato a inserire nel proprio progetto educativo anche gli obiettivi educativi della società sportiva. La pagina che presenta il percorso si apre con una frase dell’arcivescovo Mario Delpini all’Assemblea degli oratori del 2020: «È normale che a un certo punto un ragazzo senta le scarpe strette». Le società che vogliono avviare il lavoro scrivono a centrostudi@csi.milano.it.

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