Prima del viaggio c’è il lavoro: le quote da raccogliere, l’elenco dei nomi, lo striscione da dipingere. Il pullman fermo toglie ai ragazzi quella scuola.
Domenica 20 settembre, al Bentegodi, il derby veneto tra Hellas Verona e Vicenza si è giocato con il settore ospiti vuoto. Quattro giorni prima era arrivato il provvedimento che riservava i biglietti a chi risiede fuori dalla provincia di Vicenza. È uno dei quaranta divieti di trasferta del primo mese di serie A, B e C.
Il provvedimento si applica a un territorio intero e tiene fuori dallo stadio chiunque vi abbia la residenza. Il daspo, che gli stadi italiani conoscono da trent’anni, segue una strada diversa: individua chi ha commesso un fatto, glielo contesta, lo esclude per un tempo stabilito. A settembre sono rimasti a casa i tifosi del Livorno, esclusi dal viaggio a La Spezia. Il loro allenatore, Cristiano Lucarelli, ha commentato in conferenza stampa dicendo che se rinascesse vorrebbe fare il prefetto o il questore, e il 14 settembre la Procura federale gli ha aperto un fascicolo.
Una trasferta, prima di essere un viaggio, è un lavoro. E il lavoro tocca quasi sempre ai ragazzi. Qualcuno conta i posti sul pullman e tiene l’elenco dei nomi. Qualcuno raccoglie le quote, segna chi ha pagato e chi deve ancora, e risponde davanti a tutti della cassa. Qualcuno telefona alla società ospitante per sapere dove si ritirano i tagliandi. Qualcuno stende lo striscione sul pavimento della palestra e passa la sera a dipingerlo. Qualcuno carica l’acqua e il pane. Alle sei di mattina si parte, e chi arriva in ritardo trova il piazzale vuoto. In quelle mani passa la prima lezione di cittadinanza che la scuola fatica a dare: un appuntamento a un’ora precisa, in un luogo preciso, con gli altri che contano su di te.
Poi comincia la giornata: la fila, il documento, il controllo di un agente che sta facendo il suo mestiere. Nel settore ospiti si canta per la propria squadra in mezzo a una curva che canta contro, e si scopre che la parte avversa è fatta di persone sedute come noi. Quando segnano gli altri, il quindicenne guarda l’adulto accanto a sé. Se quell’adulto lo prende per la manica mentre gli sta partendo l’insulto, la lezione gli resta addosso più di qualunque discorso sul rispetto. Al ritorno si commenta la partita per due ore. Il lunedì, in classe, ritrova il compagno che tifa per gli altri, e l’avversario ha un nome, un banco e una madre che lo aspetta.
Le società dilettantistiche vivono questa scuola ogni domenica, in scala ridotta: il pulmino, la chiave del cancello, il dirigente che conta le maglie, il padre che guida e riporta a casa anche i figli degli altri. Chi arriva dagli spalti gioca la stessa partita di chi entra in campo, e lo impara viaggiando.
A Vicenza il Comune ha acceso un maxischermo in piazza dei Signori dentro la Notte Bianca, ingresso libero, calcio d’inizio alle quindici. Per un pomeriggio il derby è stato di chi lo guardava in piazza, ragazzi compresi, seduti accanto agli adulti che li avevano portati lì.
La scheda · Chi decide le limitazioni
Le limitazioni alla vendita dei biglietti passano dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, che presso il Ministero dell’Interno valuta ogni settimana il rischio delle partite dei campionati professionistici. Le sue determinazioni orientano i provvedimenti delle autorità di pubblica sicurezza e possono riguardare l’intera tifoseria ospite, i residenti in una provincia o i soli possessori di tessera di fidelizzazione.

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