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franco baresi e diego maradona

L’intelligenza che sfugge ai numeri

Il miglior libero del suo tempo per intelligenza e senso di responsabilità: qualità che maturano lentamente e che oggi si giudicano troppo presto.

Il tratto che rese Franco Baresi il miglior libero del suo tempo era la lettura. Capiva la giocata un attimo prima, alzava il braccio, mandava in fuorigioco un intero attacco. Comandava la difesa a zona decidendo per dieci: quando salire, quando stringere, quando rischiare. Maradona, che di avversari se ne intendeva, lo definì il più forte in assoluto.

A quell’intelligenza corrispondeva un peso. Chi decide per la squadra risponde anche degli errori, e Baresi quel peso se lo prese sempre: il rigore calciato alto nella finale dei Mondiali del 1994, in campo venticinque giorni dopo un’operazione al menisco, se lo caricò tutto lui, davanti al mondo. Con la stessa serietà, quando il Milan finì in Serie B, restò al suo posto invece di cercarsi un club di A.

Ed è qui che la sua storia parla al presente: le qualità che decidono una partita, l’intelligenza di gioco e il senso di responsabilità, maturano con gli anni. I vivai di oggi, invece, giudicano i ragazzi sempre più presto, su ciò che si misura subito. Baresi ci ha messo anni a diventare il capitano che ricordiamo: ed è la parte più bella della sua storia.


Franco Baresi

  • Nato a Travagliato (Brescia) l’8 maggio 1960, morto il 31 luglio 2026 a 66 anni.
  • Ruolo: libero. Una sola squadra in carriera, il Milan (1977–1997): 719 presenze ufficiali, capitano dal 1982.
  • Con il Milan: 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 4 Supercoppe italiane.
  • Nazionale: 81 presenze. Campione del mondo nel 1982, vicecampione nel 1994.
  • Nel 1997 il Milan ha ritirato la sua maglia numero 6.

“Troppo gracile”

  • A dodici anni l’Inter lo scartò perché “troppo gracile”. Il Milan lo prese dall’oratorio San Michele di Travagliato con un contratto rimasto celebre, legato all’altezza: un premio in lire per ogni centimetro cresciuto oltre il metro e settanta. Da ragazzino misurava circa un metro e sessanta; da uomo arrivò a un metro e settantasei.

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