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Il diritto di essere malati

Livorno, un difensore di 22 anni insultato sui social per un’operazione.

Lunedì 12 ottobre l’U.S. Livorno calcio ha annunciato che Samuele Regazzetti, arrivato in estate dalla Cremonese, sarebbe stato sottoposto a un intervento già fissato. Sul motivo, il club ha mantenuto il riserbo.

Sotto il post sono arrivati i commenti. «È rotto, è un bidone», ha scritto qualcuno; altri si chiedevano se la società lo avesse preso «sapendo che si sarebbe operato a ottobre». Rotto, bidone: il lessico della merce difettosa, speso su un giocatore di cui si ignorava la diagnosi.

Pochi giorni prima di quel comunicato, il padre di Flavio Cobolli aveva reso pubblico il messaggio arrivato al figlio dopo la partita persa a Shanghai, al debutto nel torneo, contro Adrian Mannarino: «A tuo figlio deve venire un cancro e deve morire».

Giovedì 15, il giorno prima del derby contro il Grosseto, il Livorno ha deciso di parlare. I fratelli Lucarelli, l’allenatore Cristiano e il direttore sportivo Alessandro, hanno spiegato di averlo fatto a causa di quei commenti e solo dopo il via libera del giocatore e della famiglia. Regazzetti aveva scoperto a fine settembre di avere un tumore. Per rispondere a un insulto, un ragazzo ha dovuto accettare che la sua malattia diventasse pubblica.

Cristiano Lucarelli è livornese e per anni è stato il centravanti di quella squadra. In conferenza stampa ha detto: «Leggendo quei commenti è la prima volta nella mia vita che mi sono vergognato di essere livornese». Venerdì sera, al Picchi, la curva nord ha esposto lo striscione «Forza Samuele». Regazzetti era in tribuna.

Tra la diagnosi e l’intervento aveva voluto restare con la squadra. Il 3 ottobre è partito titolare contro il Pescara, l’11 a Forlì, dove è uscito al ventesimo della ripresa. Il giorno dopo era in sala operatoria.

La scheda · Condizione personale

L’articolo 28 del Codice di giustizia sportiva della Figc considera discriminatoria l’offesa «per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine anche etnica, condizione personale o sociale». La Costituzione, all’articolo 3, usa parole vicine: pari dignità sociale per tutti, «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Il regolamento europeo sulla protezione dei dati, all’articolo 9, mette le informazioni sulla salute tra le «categorie particolari» di dati personali: trattarle è vietato, salvo eccezioni precise come il consenso esplicito della persona.

Foto: Unsplash – Nick Fewings

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