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Il defibrillatore appeso al muro

La storia di Edoardo Bove è diventata un disegno di legge per insegnare il primo soccorso a scuola. Manca da mesi la copertura: cinque milioni.

Su ogni campo di una società dilettantistica, dal luglio 2017, deve esserci un defibrillatore e qualcuno addestrato a farlo partire durante le gare. Lo impone il decreto Balduzzi. L’Italia è in regola: gli apparecchi ci sono, montati bene in vista. Resta aperta la parte sulle mani capaci di intervenire nei secondi giusti.

Il caso Bove

Quella distanza fra strumento e competenza ha un volto preciso. Edoardo Bove si è accasciato in campo il 1° dicembre 2024, durante Fiorentina-Inter. Si è salvato. Oggi gioca al Watford, in Inghilterra, con un defibrillatore sottocutaneo che in Italia gli chiuderebbe le porte dell’idoneità agonistica. Dalla sua vicenda il senatore Marco Lombardo, con il calciatore al fianco, ha costruito un disegno di legge: primo soccorso obbligatorio a scuola e Iva sui defibrillatori tagliata dal 22 al 5 per cento. L’esame in commissione si è concluso da mesi, poi tutto si è bloccato: il ministero dell’Economia trova difficoltà a reperire cinque milioni.

Cinque milioni, nella contabilità dello Stato, restano una voce minima. Per un emendamento sulle piscine, nello stesso periodo, la somma è saltata fuori. E i dispositivi che riavviano un cuore restano tassati come 22%. Chi ha portato il testo in aula lo riconduce alle priorità: la cifra pesa meno della scelta su che cosa meriti un finanziamento.

Dove la legge tocca la vita

Da qui la faccenda esce dai palazzi e torna dove conta. Un cuore che si ferma concede una manciata di minuti, e agire in quel margine cambia le probabilità in modo netto. Di rado c’è un medico a bordo campo. C’è semmai l’allenatore, il dirigente, un genitore che accompagna. Le stesse persone a cui affidiamo la crescita di chi gioca, da cui pretendiamo che sappiano leggere uno schema e molto meno che riconoscano un malore e che sappiano reagire prontamente.

Formare centomila studenti l’anno – oggi ne raggiungono quindicimila, quasi solo per merito dei volontari – vorrebbe dire, fra qualche stagione, avere su ogni campo una persona pronta. Intanto lo strumento aspetta, con la custodia e le istruzioni stampate sul coperchio. Manca solo chi, al momento giusto, sappia aprirlo.

BOX 1 — Che cos’è il decreto Balduzzi

Il decreto ministeriale del 24 aprile 2013, poi rivisto nel gennaio 2016, ha introdotto per le società sportive dilettantistiche e professionistiche l’obbligo di dotarsi di un defibrillatore semiautomatico (DAE) e di garantire personale formato pronto a usarlo durante gare e allenamenti. Dopo una serie di proroghe, l’obbligo è diventato pienamente operativo dal 1° luglio 2017. Il dispositivo va segnalato, mantenuto efficiente e coordinato con il 118. Restano fuori le discipline a ridotto impegno cardiocircolatorio, come bocce e biliardo.

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