Nella vincente estate sportiva del 2026, molti atleti italiani hanno sottolineato l’importanza della propria famiglia. Non con parole di circostanza, ma esprimendo la consapevolezza di presenze efficaci. Specificando la qualità delle relazioni. Storie di sacrifici, fatiche, condivisioni, forse anche di contrasti e dissapori.
Vicende di un tessuto sociale naturale, di base, capace di coniugare comunione e crescita dentro una molteplicità di connessioni. Ogni tipologia familiare (coniugata, separata, ricomposta, allargata, di diritto o di fatto), ha saputo esprimere eccellenza.
Non si tratta di considerare le medaglie che luccicano tra le mani di figlie e figli. L’eccellenza importante è stata quella educativa.
Il cammino libero e responsabile lungo il quale i giovani atleti sono stati avviati sin dall’infanzia, da genitori presenti e non invadenti, educati ed educanti.
Convivenze coltivate che hanno dato buoni frutti in persone consapevoli, gioiose, che sanno raggiungere con dedizione traguardi relazionali e sportivi.
Stiamo considerando persone adulte (ma non sono mancate menzioni di gratitudine per i nonni, anziani) che talvolta hanno praticato delle attività sportive, anche a buoni livelli. Ma è certo che tutti, anche genitori e nonni che non hanno praticato attività sportive, hanno incarnato e trasmesso lo spirito sportivo: la forza vitale della trascendenza, della crescita, del superamento.
Uno spirito che sarebbe importante promuovere per adulti e anziani, in questa estate vincente del 2026 e negli anni a venire. Un servizio offerto a tutti, anche a chi non ha figli medagliati o nemmeno semplici praticanti di una qualche disciplina sportiva. Praticare uno sport per vivere meglio: con maggior salute, piacevoli e virtuose relazioni con gli altri, tessuto sociale pacificato e costruttivo.
Un campo vasto, dove già operano gli enti di promozione sportiva. Adulti e anziani vincenti: le medaglie che non hanno vinto i nostri figli, andiamo a conquistarle noi stessi.

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